6.7.11

La fine del mondo.


E’ difficile, io non voglio questo. Sono problematica, paranoica e spaventata. Spaventata da cosa. Paura. 
Le solite fobie notturne. Il quieto vivere è di chi dorme la notte. Star svegli di giorno è troppo facile: tutti sono svegli, e tutti, a loro modo, ti distraggono da te, è questo che ti permette di essere normale. Troppe voci insieme, abbastanza da non poterne ascoltare nessuna. Di giorno la foresta, di notte gli alberi, e se ti va male anche le radici e le ipocondrie. Le tue distrazioni. Il bisogno di essere sinceri almeno con se stessi. 
Le labbra socchiuse e i denti che non ho ancora visto. Tutto questo mi turba, perché vivere di notte è molto più difficile: nessuno ti protegge da te, la notte.
La scala e la voce che grida dentro di te "io torno sempre indietro", perché il problema di fondo è la paura di non poterlo fare.
Macchiare gli altri di te e non poter rimediare. Vederli sfiorire e per un solo istante pregare di morire. Quando hai dentro la morte hai quasi paura di toccare le cose e di vederle morire almeno un po’, perché capita sempre. Quando hai dentro la morte devi stare attento a non guardare gli altri negli occhi, non devi fargliela vedere.

La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta, 
e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, 
e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema. 
Non è quello che vidi che mi fermò, Max, è quello che non vidi. 
Puoi capirlo? Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. 
La fine del mondo.

14 marzo 2010

1 commento:

  1. Ammiro molto la tua prosa, ma mi manca la tua poesia. Sei l'unica che io conosca che scrive davvero bene, toccandomi l'anima.
    Insomma, ti prego, ritorna (anche) a scrivere in versi

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